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Le persone si annoiano. Lo sa bene la televisione, che fa uso di tempi ristretti, altrimenti il pubblico cambia canale. Le argomentazioni e i ragionamenti hanno bisogno di tempo, quindi diventano impossibili in quel contesto. Funzionano le frasi ad effetto, che il giorno dopo troviamo come titoli sui giornali, determinando il trionfo della retorica sulla ricerca del vero. Si fa uso e abuso di retorica, frasi che fanno leva sulle emozioni, che inducono alla persuasione e al consenso. Sono stanca di queste persone e dei politici, falsamente "carismatici", solo ottimi parlatori che ci offrono scorciatoie dell'adesione emotiva, per esonerarci dallo sforzo di verificare se dicono la verità.
Scriveva Platone a proposito della potenza della retorica: "non ha bisogno di usare la violenza, perchè si serve della persuasione come di un timone, per raddrizzare la marcia secondo i propri disegni".

Se togliamo ai nostri figli la possibilità di avvicinarsi all'arte, alla poesia, alla bellezza, in una sola parola alla cultura, siamo destinati a un futuro di gente superficiale e pericolosa. Per questo occorre difendere un settore che non esiste per dare dei profitti, ma per parlare direttamente alla gente. Sottolineo che un'orchestra sinfonica costo molto, ma molto meno di un giocatore di calcio. I dittatori hanno sempre cercato di chiudere la bocca agli artisti e agli intellettuali, perché la cultura, nonostante l'imbarbarimento estetico al quale stiamo assistendo, continua a essere l'anima del popolo.
L'Europa ha alle spalle una storia importantissima, sul piano culturale è stata a lungo leader nel mondo. Ora non può dimenticarlo:per risalire e tornare propositiva, basterebbe che i governi dei vari Paesi togliessero un po' di denaro alle cose superflue e lo destinassero prima all'educazione, poi all'educazione e quindi all'educazione.

Riccardo Muti

Ci rimane la preghiera...

Atmosfere magiche, ricordi d'infanzia, sogni. Sono i Tableux vivant di una giovane artista sudcoreana, Jee Young Lee.
Crera in studio, dopo mesi di lavoro, allestimenti ed installazioni di dimensioni reali. Ci prende per mano e ci accompagna in un altro luogo e in un altro tempo.
Per sentirci un po' come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Ci sono nuvole importanti nella letteratura.
Le nuvole che vede passare il principe Andrei, in Guerra e pace, quando, ferito in guerra, guarda il cielo e avverte un diverso scorrere del tempo. La grandiosità delle nuvole e il loro movimento gli fanno capire che il destino, la forza del destino, è al di sopra degli uomini. Quel cielo, complesso, che ci sovrasta e che ci apre al mistero di una scoperta, ci avvicina al senso della vita.
Avete mai provato a sdraiarvi ad osservare il cielo ? Non è quella la sensazione che si prova ? Sempre nel cielo fluttuano gli aquiloni, affascina il volo degli uccelli, la formazione delle nuvole che mutano secondo i capricci del vento. E ne restiamo catturati e innamorati.
Avere il cielo come orizzonte racconta il nostro sogno di conquistare il futuro e di tendere all'infinito.

"Come è calmo, tranquillo e solenne! Non è affatto come quando correvo", pensò il principe Andrei, " [...] ben diversamente da allora vanno le nubi per questo cielo alto, infinito. Come mai non ho visto prima questo cielo sublime? E come sono finalmente felice di averlo finalmente conosciuto!"

Sei maestose fanciulle sentinelle in cima all'Acropoli di Atene. Guardano al Partenone, una delle meraviglie del mondo.
Sono un impressionante sfoggio di potenza femminile. Sicure di sé, sembra che sostengano il tetto col solo pensiero.
Quello che più mi affascina è la loro dignità, non sono sottomesse, e se lo sono è per loro scelta. Il fatto è che i Greci onoravano gli dei non con la genuflessione o la morificazione di sè, ma affermando il valore e l'orgoglio umano.

Ho scoperto una artista, Eleanor Antin, attiva negli anni settanta. Sognò degli stivali allineati sulla spiaggia e le venne l'idea.
In un'epoca in cui andavano di moda gli stivali coi tacchi alti e la minigonna, E.A. sceglie come personaggi gli stivali di gomma nera , funzionali e robusti, calzati da contadini e idraulici. E li ha messi in viaggio, come in un libro di Kerouac.

Non vi tengono.
Non vi trattengono.
Non vi chiudono in un angolo dentro la torre.
Siete comunicativi.
Spalancate le porte, senza costringere nessuno ad entrarvi ed uscirvi.
Mai aggressivi.
Con tanti progetti e idee.
Incapaci di realizzarne qualcuno, perché e' quello che appare all'improvviso e non quello che si progetta che voi realizzate.
Devono lasciarvi liberi di volare.
Gli amici ruotano attorno a voi. Ognuno vi porta una parola, un 'idea, un sorriso.
Distribuite a tutti un pizzico di felicità e allegria. A volte saggezza.
Creativi e originali.
Spesso stanchi. Mai scontati.
E Saturno ? Contro...
Siete Acquario.

I giorni e le notti suonano
in questi miei nervi d'arpa.

di questa gioia malata d'universo
e soffro
per non saperla accendere alle mie parole.

Giuseppe Ungaretti

Il senso dello spazio.
Sette studi di architettura stimolano l'immaginazione del pubblico: dalla cerimonia giapponese dell'olfatto al labirinto che crea un senso di compressione.
Suoni, profumi, trame.

Un ragiomamento della visione di una metafisica delle pieghe dei tessuti, nel quotidiano. Il vocabolario e' di proposito ridotto, si tratta di un lenzuolo, che sfugge all'ordine... all' ordine di una perfetta stesura e piegatura. Ma che ubbidisce ad una disciplina pittorica.

Paolina sognava la modernità, l'amore, viaggiare. Sognava fermandosi solo a quello. In lei ardeva un fuoco mai sopito. In là con gli anni, decise di ribaltare la sua sorte. E lo fece in grande stile, stravolgendo i precedenti cinquantasette anni di vita. Odiava il "sempre caro mi fu quest'ermo colle".
E' Paolina Francesca Saveria Placida Bilancina, sorella di Giacomo Leopardi, chiamata Pilla dai fratelli.

Io voglio ridere e piangere insieme: amare e disperarmi, ma amare sempre, ed essere amata, salire al terzo cielo, poi precipitare [...].
P.L.

Segnalo Paolina leopardi, Io voglio il biancospino, Lettere 1829-1869

Artemisia con questo ritratto di Cleopatra dipinge il suo manifesto, anzi, il nostro manifesto... la libertà di poter esibire un corpo non più armonioso. Raramente nell'arte del passato, si trova un nudo femminile che perde la gradevolezza delle forme, braccia e pancia realisticamente abbondanti. Una fisicità quasi insolente, nobilitata dal nobile panneggio rosso del drappo che la cinge. Sta morendo, il dolore è fisico. Quasi se ne sente l'odore... Potente Artemisia.