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Guardano fisse la telecamera, le convertite, non c'è paura in quel riquadro di viso, solo la visione della crideltà della vita, una paziente rassegnazione, la consapevolezza del nulla. Intente, si direbbe, alla propria debolezza si guardano sanguinare come un'urna piegata, Ecco l'impressione della sacra povertà degli esseri umani travolti dalla sopraffazione e dal fanatismo.

Domenico Quirico, I volti di una sventura irreparabile, oggi su La Stampa. Grande articolo.

Si guardarono a lungo e si dissero un mucchio di cose in silenzio. Senza pronunciare neanche una parola si parlarono delle distanze, della gioventù, di certi paesaggi, della morte, della solitudine, del tempo che passa, della gioia di essere insieme e del tirare a campare.
Aveva molta voglia di disegnarla. Il suo volto le faceva venire in mente le erbe selvatiche delle scarpate, le violette, i non ti scordar di me, i botton d'oro... Il suo volto era aperto, morbido, luminoso, sottile come carta da disegno giapponese. Le rughe del dolore scomparivano dietro le volute di vapore di tè e lasciavano il posto a migliaia di piccole bontà agli angoli degli occhi.
Era bella.

Da "Insieme, e basta", A.Gavalda
Consiglio a chi ama disegnare, a chi ama la solitudine e a chi insieme, e basta.

Dalla bacheca di Valerio Crugnola.

"Il cellulare nelle nostre mani prende il posto del rosario. Facebook è una comunione senza Dio, riempita di confessioni". Jean d'Ormesson

E' davvero così ?

Serbali tu com'erano, memoria.
E più che puoi, memoria, di quell'amore mio
recami ancora, più che puoi, stasera.

Costantino Kavafis

Il mese di maggio è il mese delle rose e del culto alla Madonna. Così sono cresciuta io. Sfoggiavo orgogliosa i nuovi abitini in leggera mussola, a fiori minuscoli, che la sarta mi confezionava, godevo delle uscite serali con le amiche, che, con la scusa di raccoglierci in preghiera davanti ad una qualche cappella votiva nella campagna circostante, ci erano concesse. Ed era felicità.
Ora, per quel che mi riguarda, il culto è ancora per Maria, ma nell'arte, i vestiti a fiori sono ageè, la campagna che non esiste più ha inghittito le edicole votive. E le ragazzine non raccolgono più le rose selvatiche da portare in trionfo, e per giustificare il ritardo, alla mamma.

Il titolo dello straordinario Il trittico delle delizie, è basato sullo stravagante soggetto dello scomparto centrale. Ci sarebbe tantissimo, di fiabesco e non, da raccontare. Ma vi do solo alcune notizie riguardo la parte centrale, perchè la trovo di grandissima contemporaneità. E perchè altrimenti vi sfinirei dilungandomi.

Torna sovente e prendimi,
palpito amato, allora torna e prendimi,
che si ridesta viva la memoria
del corpo e antiche brame trascorrono nel sangue
allora che le labbra ricordano, e le carni,
e nelle mani un senso tattile si riaccende.

Torna sovente e prendimi, la notte,
allora che le labbra ricordano, e le carni...

Costantino Kavafis

Lo specchio è simbolo per eccellenza della vanità. Quindi indispensabile nei rituali di abbellimento del corpo. Tuttavia è anche simbolo di una immagine ingannevole di bellezza, dietro la quale si nasconde una allarmante povertà spirituale.. Però lo specchio può avere anche una connotazione positiva, diciamocelo. Il suo riflesso aiuta chi si riflette, a conoscersi meglio.
Insomma, un doppio: strumento per arrivare alla verità o ignobile complice dell'inganno, femminile. Ma anche maschile... o voi signori maschi non avete specchi !?

Giovanni Bellini, Ragazza che si specchia, 1515
Qui la presenza dello specchio rende la ragazza assai sensuale, e per nulla ... allarmante.

Sono quattro giorni che non leggo i quotidiani e non ascolto notiziari. Ma mi è caduto l'occhio sul "business" della santità.
Non mi soffermo sull'argomento di questi giorni perchè poco informata.
Ma cuorioso nelle curiosità storiografiche.
La moltiplicazione dei santi e delle reliquie erano un ottimo investimentto, e per parecchi motivi. Il culto inizia nell'Alto Medioevo e contribuisce al prestigio della comunità che possedeva santi e reliquie, il che voleva dire soldi, poi attiravano pellegrini, il che voleva dire altri soldi. Quindi oltre che fonte di ricchezza per la comunità feudale, erano fonte di miracoli, di visibilità e quindi... di reddito. Quando non si poteva ottenere un santo comprandolo, si poteva rubarlo. Anzi, quelle rubate, avevano maggiore probabilità di esssere autentiche ! Insomma, trafugare reliquie era come uccidere durante il tempo delle Crociate, quando uccidere diventava doveroso per guadagnarsi il Paradiso.

Il dolore emargina, isola. E' solo nostro, pochi lo possono capire. Spesso il non sentirsi compresi toglie dignità al nostro dolore. L' Arte la restituisce.
Come ? Ho letto da qualche parte che andare a vedere opere sublimi, in senso romantico, che raffigurano mari, oceani, stelle, cieli, montagne, ci fa entrare in contatto con l'eternità e con i misteri dell'universo. E, ovviamente, ridimensiona la nostra pena. E'come se ci immergessimo nella vastità del tempo e dello spazio, e lì ritrovassimo una condizione che è di tutti gli esseri umani. E questo ci aiuta ad affrontare le situazioni dolorose che la vita ci riserva.

Chissà perchè l'idea è quella che l'erba del vicino è sempre più verde.
Spesso la frustrazione del vivere è dovuta all'idea che la vita vera sia sempre altrove, non quella che stiamo vivendo, o in cui ci troviamo.
Invece, il benessere psicologico è dato soprattutto dalla capacità di stare nelle cose semplici, assaporando i piccoli piaceri, qui ed ora.
Così, un dipinto che esalta una scena domestica, o una natura morta, fiori, ci può riportare dentro la realtà, facendoci apprezzare il quotidiano.
Ritorno a quanto già scritto sull'arte come terapia. Se è importante mettere le ali alla nostra anima, altrettanto lo è apprezzare il valore sfuggente della vita di tutti igiorni, con i suoi rassicuranti punti di riferimento. Senza di essi, siano persone o cose, saremmo perduti.