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La scena di questo dipinto è di portata universale. E oggi assume particolare significato.
Una "calamità" si riversa sulla Terra travolgendo il destino dell'umanità, e ponendo gli individui di fronte ad una scelta. L'uomo affaticato, raggiunge la roccia. Qui deve decidere se salvare l'anziano padre che porta sulle spalle, oppure i suoi bambini, che la moglie gli porge prima di cadere nella forza della tempesta. Il dramma dell'uomo, diviso tra passato e futuro, affrontato dall'artista nella forma spettacolare e simbolica del Romanticismo : lo scatenarsi furioso della natura ala quale l'uomo non può opporsi, ma che suscita terrore e forti emozioni.

Umiliare, degradare, ridurre l'uomo al livello dei suoi visceri. Per questo i viaggi nei vagoni piombati, appositamente promiscui, appositamente privi d'acqua (non si trattava qui di ragioni economiche). Per questo la stella gialla sul petto, il taglio dei capelli, anche alle donne. Per questo il tatuaggio, il goffo abito, le scarpe che fanno zoppicare. Per questo, e non la si comprenderebbe altrimenti, la cerimonia tipica, prediletta, quotidiana, della marcia al passo militare degli uomini-stracci davanti all'orchestra, una visione grottesca più che tragica. Vi assistevano, oltre ai padroni, reparti della Hitlerjugend, ragazzi di 14-18 anni, ed è evidente quali dovevano essere le loro impressioni. Sono questi, dunque, gli ebrei di cui ci hanno parlato, i comunisti, i nemici del nostro paese? Ma questi non sono uomini, sono pupazzi, sono bestie: sono sporchi, cenciosi, non si lavano, a picchiarli non si difendono, non si ribellano; non pensano che a riempirsi la pancia. È giusto farli lavorare fino alla morte, è giusto ucciderli. È ridicolo paragonarli a noi, applicare a loro le nostre leggi. (...)

da un inedito di PRIMO LEVI: ''IL Contagio del male nazista, tra collaborazionismo e vendita delle coscienze'' - Einaudi -

Le responsabilità dell'Occidente sono pesanti. E innegabili. All'inizio col colonialismo, che umiliò le civiltà...

Nel 1798 scoppiò una rivolta contro le truppe francesi di Napoleone. Viene descritta dal pittore, partigiano nei confronti del popolo invaso. Ignorando la teoria secondo la quale Napoleone portava civiltà e cultura in una terra selvaggia, Girodet rappresenta francesi ed egiziani che combattono disperatamente. Dà grande dignità alle figure orientali: il mamelucco che sorregge un caduto e respinge l'attacco incarna una elegante figura classica, come pure la bellezza dell'uomo a terra,sulla sinistra, rivendica il fascino di un popolo.
E' forse più raffinata l'uniforme napoleonica dell'ufficiale rispetto alla preziosità dell'abito che indossa il pascià accasciato a terra?

Oscilliamo tra l'apocalisse e i paradisi perduti, molto vicini alla prima e molto distanti dai secondi, in balia dei sogni, del desiderio e dell'odio per noi stessi: proprio questo cerco di esprimere nei miei quadri.

Rudolf Schlichter

Questo dipinto è un'allegoria alla distruzione. La violenza della guerra, incarnata dal dio Marte che, nonostante l'imponente figura, appare inerme, cieco, a causa di quell'elmo che, calata la visiera, gli impedisce la completa visione. Si muove sulla tela come una macchina, in uno spazio vuoto. Non c'è traccia di vita umana, solo tracce di distruzione. La mano destra impugna un martello, nell' avanbraccio sono infilati due triangoli di legno; l'altra mano impugna uno spadino. Il gambale di metallo ha una testa di ariete, emblema di Marte, il dio della guerra. Omuncoli e bestie ripugnanti attaccano il suo corpo. Avanza verso una scogliera, oltre ci sarà il vuoto. Vedo un paradosso: insegne del guerriero e attrezzi di un artista, non di un distruttore. Gonnellino ed elmo evocano più un atleta. L'artista dietro la manipolazione di simboli tradizionali, nasconde il vero pericolo, quello di una guerra di nuovo genere (tecnologica ?) . Questo è il linguaggio che io intuisco, che lui veste di fantastico. Non sfuggì al nazionalsocialismo, e il suo dissenso nei confronti della guerra, non era neppure tanto nascosto.
I suoi dipinti vennero requisiti.

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l'oro di nulla.
La reseda sa d'acqua,
e l'amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue ...

Anna Achmatova, Il miele selvatico sa di libertà, 1933

Preferisco le streghe alle fate...

Il dipinto più antico che raffigura una strega risale al 1460 : Il sortilegio d'amore, di un pittore noto come il Maestro del Basso Reno.
Ritrae una giovane fanciulla che, completamente nuda, in una stanza ben arredata, versa alcune gocce di una pozione in uno scrigno, in cui poggia un cuscino rosso a forma di cuore. Sul pavimento, vicino ad un cane addormentato, simbolo di fedeltà, sono sparsi dei fiori (mughetto, erba di s.giovanni, rosa) simbolo di giovinezza. Nell'aria volteggiano nastri bianchi contenenti formule magiche o messaggi d'amore, purtroppo illeggibili. Servono a legare il cuore dell'uomo desiderato, forse quello che si affaccia alla porta sul fondo. Dove stanno preziosi vasetti, contenenti filtri magici.
E' una scena insolita. Infatti gli artisti, italiani e francesi, in tema di streghe, per lungo tempo si ispirarono a temi letterari.

Theodore Gericault viveva con intensità il proprio tempo e ne sottolineava gli aspetti più dolorosi e brucianti. Ad esempio, eseguendo una serie di ritratti di ricoverati nel manicomio di Parigi, o rappresentando tragici fatti di cronaca.

Artisti conosciuti, con l'alloro posato in testa, dove siete finiti ? Perchè non partecipate alle lotte politiche, agli scontri di idee, alle tensioni che lacerano la nostra società ?

Infine, si immaginò come la sua stessa sorellina sarebbe diventata anche lei una donna adulta, nei tempi a venire; e come durante gli anni più maturi avrebbe serbato il cuore semplice ed affettuoso della sua infanzia; e come avrebbe riunito intorno a sè altri bambini, e avrebbe a sua volta fatto brillare di desiderio i loro occhi con molti racconti strani, forse perfino con il sogno di Alice nel Paese delle Meraviglia di tanto tempo prima; e come avrebbe diviso tutti i loro semplici dolori e goduto di tutte le loro semplici gioie, nel ricordo della sua fanciullezza, e dei felici giorni d'estate.

Raffinata resa di giochi di luce e ombre, di riflessi iridescenti e trasparenti. Preziosità disposte in un umile cesto di vimini. Così moderno nel gusto.
Delicato virtuosismo.

Cara Elena, le streghe che mi hai postato non sono di Goya, ma di un pittore sì spagnolo, Louis Ricardo Falero, che io conosco pochissimo.

Pur non amando Goya, riconosco che fu un grande pittore e stampatore.
Era attratto dalle superstizioni popolari, anche se dalle sue lettere emerge essere incredulo sull'esistenza di demoni e fantasmi, e quindi delle streghe.
Pubblico un quadro che sembra incarnare l'esitazione fra il fascino delle potenze magiche e il disprezzo di tali superstizioni.
Le figure personificano tutti i miti popolari delle streghe: la strega calva e sdentata che reca un cesto di bambini neonati per i sacrifici a Satana, una strega regge una candela fatta forse di grasso umano, che emana una luca lugubre sul libro di incantesimi, accanto una con cappuccio e due corna su cui si posano i pippistrelli, all'estrema sinistra una vecchia gobba fa un gesto con la mano alzata, forse sta pronunciando una formula magica o un incantesimo, quella vestita di giallo, incartapecorita, cerca di afferrare l'uomo terrorizzato.
Il tutto ambientato in un paesaggio irreale e tetro, ovviamente sul far della notte.
Il dipinto segue i gusti della letteratura popolare di fine Settecento, la quale affermava che le forze delle tenebre sono all'opera nel mondo.

Fa pensare... forse quel giovane intimorito ed indifeso, in camicia da notte, incarna bene l'uomo moderno in un mondo malefico.

Elena Iaskevich, un abbraccio.

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

Vibrante, carnale, un colore il rosso che è una conferma d'amore.
Il corallo rosso, mia passione, è forte, sanguigno, espressione di vitalità e scaramantico auspicio di gioia. Dono del mare, ne contiene tutta la profondità e maestosità.