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Walt Whitman scriveva che la grande lezione è che nessuno spettacolo naturale è più grandioso e più bello del normale sorgere e tramontare del sole, più bello della terra o del cielo, degli alberi o dell'erba.
Mi è venuto in mente Eugene Smith, fotografo che insieme al grande Capa, ci restituisce memoria della tragedia umana dei soldati durante la Grande Guerra.
Convalescente, nel 1946, dopo il ferimento per una granata, durante una passeggiata in campagna con i suoi bambini, prova a riprendere in mano una macchina fotografica e a trascinare il suo spirito creativo e irrequieto fuori dall’esilio in cui si era rinchiuso.
Davanti a lui, i suoi due figli camminano sicuri attraverso una vegetazione lussureggiante. Smith inquadra e scatta. Ha il bisogno urgente di creare un’immagine che si opponga alla depravata brutalità della guerra.
Il risultato è una delle fotografie che più amo, The walk to paradise garden.
Nei passi dei due bambini che si tengono per mano, c’è l’appassionato desiderio di un uomo di rinascere, di girare le spalle all’oscurità e camminare verso la luce. Una speranza per sé e per il proprio tempo.


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