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Walt Whitman scriveva che la grande lezione è che nessuno spettacolo naturale è più grandioso e più bello del normale sorgere e tramontare del sole, più bello della terra o del cielo, degli alberi o dell'erba.
Mi è venuto in mente Eugene Smith, fotografo che insieme al grande Capa, ci restituisce memoria della tragedia umana dei soldati durante la Grande Guerra.
Convalescente, nel 1946, dopo il ferimento per una granata, durante una passeggiata in campagna con i suoi bambini, prova a riprendere in mano una macchina fotografica e a trascinare il suo spirito creativo e irrequieto fuori dall’esilio in cui si era rinchiuso.
Davanti a lui, i suoi due figli camminano sicuri attraverso una vegetazione lussureggiante. Smith inquadra e scatta. Ha il bisogno urgente di creare un’immagine che si opponga alla depravata brutalità della guerra.
Il risultato è una delle fotografie che più amo, The walk to paradise garden.
Nei passi dei due bambini che si tengono per mano, c’è l’appassionato desiderio di un uomo di rinascere, di girare le spalle all’oscurità e camminare verso la luce. Una speranza per sé e per il proprio tempo.

Per un artista non c'è niente di più pericoloso che mostrare i propri sentimenti, le proprie illusioni, le proprie ferite. Se non si vuole passare per ridicoli od essere giudicati superficialmente. Le uniche condizioni possibili : o essere molto giovani, o essere molto vecchi, o essere molto famosi. O notevolmente coraggiosi.
Oskar Kokoschka, dipinse per una vita intera, e fu coraggioso.
Dipinse questo quadro a ventotto anni e fu schernito, considerata la sua, arte degenerata. Dopo la guerra divenne caposaldo della pittura del XX secolo.

Norman Rockwell dovette affrontare sin da bambino dei piccoli problemi fisici: era eccessivamente magro, poco coordinato e aveva bisogno di occhiali e scarpe correttive. Questo lo rendeva un ragazzino fuori dal comune e allo stesso tempo lo spingeva a concentrarsi sulla sua inclinazione artistica.
La famiglia è un focolare dove ricercare ristoro, affetto e appoggio. Questo trapela nelle sue illustrazioni in cui i bambini sono i maggiori protagonisti. La nuova generazione è vista come vitale, gioiosa, frutto dell’amore di due individui. Il bambino pestifero è il suo modello: la curiosità, il divertimento, la voglia di imparare e mettersi in gioco sono i suoi punti-forza.
Il conseguimento della soddisfazione personale e la ricerca della felicità, sono obiettivi da raggiungere, messaggi che si leggono negli occhi dei suoi monelli sempre indaffarati, sempre in mezzo ai guai, circondati da genitori affettuosi e pazienti.
Un artista che trasmette gioia e calore, coi sui rossi così natalizi.

Babbo Natale, come tutti lo conosciamo, nasce legato ad un business, non uno preso a caso , bensì il business della Coca-Cola Company. Nel 1931 un pubblicitario crea per l’agenzia pubblicitaria la sua versione di Santa Claus, non più gnomo, ma omone gioviale, non più vestito di verde , ma dei colori rubati al logo della famosa bevanda. Si rifà alla descrizione presente nel poema di Clement Moore Twas the Night bifore Christmas (1822).
La formula vincente del nuovo Babbo è l’ispirarsi all’uomo comune, il ritrarre lineamenti e fattezze rassicuranti, usando come modello un proprio vicino di casa. Il risultato è la semplicità e la dolcezza di un nonno che pizzica le guance paffutelle del proprio nipotino. Norman Rockwell (1894-1978), illustratore nato a NY e appartenente al filone del realismo romantico, fu indispensabile per creare il nuovo Babbo Natale.

Caravaggio caratterizza la sua Maddalena in contrasto con la tradizione cattolica. Egli si pone contro la prassi della confessione, della penitenza e dell’assoluzione da parte dei sacerdoti. Ma soprattutto si oppone alle decisioni maturate in seno al concilio del 1547 in cui i vescovi, difendendo contro i riformatori il significato sacramentale della penitenza e dell'assoluzione. La controriforma impostò sulla Maddalena "penitente" la sua logica di conquista delle coscienze. Il Caravaggio, con la sua Maddalena, affermò il diritto del peccatore alla riconciliazione diretta con Dio mediante il sincero pentimento senza nessuna mediazione con la chiesa. L’artista con la luce, con la postura delle mani, col viso reclinato , con gli oggetti abbandonati a terra, con la lacrima sul volto, racconta il pentimento di Maddalena. Senza bisogno di intermediari. Sì, senza bisogno di intermediari.

Vi suggerisco una mostra: Caravaggio e il suo tempo. A Pinerolo (Torino) , Castello di Miradolo, fino al 10 aprile 2016

 

Il pittore inglese Francis Bacon scelse il dipinto di Velasquez, Innocenzo X, 1650, come emblema del ritratto. Bacon dipinse diversi studi per ritratto: finti papi. I volti sono tormentati, urlano, e le grida sembrano rimanere sospese, come chiuse in una scatola di vetro, per dare una illusione di vita che vada oltre i ritratti del '600, irrigiditi come maschere. Il papa di Bacon è come intrappolato nel suo stesso ritratto, in cui il suo grido pare amplificato, aumentando la sensazione della fragilità della vita. Il volto che urla è vivo, la maschera no. Nel 1935 dipinse otto papi in due settimane, con aggressività crescente, fino a che i volti sembrano staccarsi dalla testa, come maschere: in questo modo rappresenta l'uomo in tutta la sua deperibilità e miseria fisica, quasi in modo crudele.
I suoi ritratti gridano, come volessero essere liberati.

Mai così attuali...

In un campo di prigionieri italiani, un giovane medico decide di abbandonare la sua professione e di diventare pittore. Non aveva tela per dipingere, si procura sacchi laceri. Le ferite suturate dei suoi sacchi, i colori, rossi, neri, bianchi, le bruciature, raccontano il suo carattere ispido, scontroso e appartato, il dolore delle ferite che solo una guerra sa causare.
Si interrogava sulla fine che avrebbero fatto le sue opere... La risposta forse , nel centenario della sua nascita, al Guggenheim di New York : Alberto Burri, the Trauma of Painting.

Conobbi le opere di Gianfranco Ferroni, artista livornese, qualche anno fa, allo Spazio Oberbam, a Milano.
Mi colpì la sua sobrietà, il silenzio e la luce sommessa, quasi religiosa, che i suoi dipinti comunicavano. Toglieva, sottraeva e spogliava, in spazi chiusi, tendendo all'essenziale.
Questo modo di fare arte mi affascina.

Ho letto che le sue opere sono esposte agli Uffizi fino al 5 luglio. Per chi è di passaggio...

A proposito del suo sorriso. Rispondo.

La Gioconda non venne mai consegnata al committente, Francesco del Giocondo, proprio a causa del suo sorriso. Leonardo lavorò al ritratto quattro anni, cercando di contenere quel sorriso che se esplode muta i lineamenti. In Leonardo il ritratto destò un senso di sconfitta, per questo lo considerò non finito e mai lo consegnò. Voleva far emergere la solarità dell'espressione, di gioia, ma togliendo quell'espressione raggelata della dama. Non ci riuscì: si nota dalla linea rialzata dell'angolo della bocca dell'emisfero sinistro del viso. Questo per non far mutare le proporzioni del viso, penalizzando così la riconoscibilità della donna ritratta. Essendo Leonardo anche scienziato, voleva trovare un punto di accordo tra la verità del sorriso e la perfetta aderenza alle linee fisionomiche.

Il senso di sconfitta viene descritto dal Vasari :
" ... e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto... essendo Monna Lisa bellissima, teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che facessino stare allegra, per levar via quel malinconico che suol dare spesso la pittura ai ritratti che si fanno."

A Valerio Crugnola

Un vecchio, al calare della sera, siede sulla spiaggia. Guarda allontanarsi, nella luce dorata del tramonto, una barca che porta via la giovinezza, la speranza, la gioia dello stare in compagnia. È' il tema della solitudine e della fugacità della vita, espresso qui con infinita poesia, ispirato dalla immaginazione romantica dell'artista.

Buona serata

La vita di un giornale dovrebbe essere la cronaca. La cronache che richiede una scelta, una presa di posizione e di coraggio.

Norman Rockwell non teme il coraggio e dipinge The Problem We All Live In, 1964.
Lo spunto è un fatto di cronaca, A New Orleans tutti i giorni gli sceriffi accompagnano alla scuola pubblica la prima bambina di colore per proteggerla dalle ingiurie e dalle minacce dei bianchi.

I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

dal libro "La cifra" di Jorge Luis Borges