Articoli di Emanuela Silvestri

Tratto da NelFuturo.com

Il Caravaggio scoppia come un fulmine in ciel sereno al suo arrivo a Roma.

Caravaggio diventa Caravaggio nel suo cammino verso la tragedia esistenziale.

Uccide un uomo, viene condannato a morte per decapitazione e scappa. Qui prende avvio la sua insistenza, quasi allucinante, su questo tema. Napoli, Sicilia, Malta. A Malta commette qualcosa di male di cui non sappiamo. La fuga riprende. Sicilia, Napoli. Poi l'imbarco per Port'Ercole, a nord di Roma. In quel luogo, in un giorno d'estate, la morte solitaria sulla spiaggia.

Una sorta di Tempesta di shakespeariana memoria ha lì il suo epilogo. Ma già era iniziato nel Davide e Golia, dipinto in cui Golia è autoritratto dell'artista non ancora trentanovenne; realizzato durante il suo esilio, in seguito all'omicidio commesso. Con quest'opera, inviata al Papa, sembra dire: " Se sua santità non mi concederà la grazia, fra poco sarò così ".

Caravaggio ha immaginato la sua testa staccata dal corpo, sublime ed agghiacciante, pittura estrema. Testimonia quasi scientificamente la morte fisica, con ancora un lume di attività cerebrale. Le pupille sono dilatate, non guardano, ma sono aperte sulla luce. Non vedono più. La bocca è spalancata in un urlo afono. Alcuni puntini di luce bianca sui denti marci, simbolo di una vita che è andata così così. La cosa straziante è che l'artista ha dipinto tutti questi particolari pensando a se stesso.

Le cronache dicono che il malinconico Davide raffiguri il Caravaggino. Potrebbe essere un ragazzo di vita legato al Caravaggio, o il Merisi stesso, in memoria della sua adolescenza. La vita com'era e la vita com'è. La salvezza e la dannazione. Lo sguardo del David osserva con dolore la testa decollata. Il sangue che gronda ancora fresco dal collo di Golia è abbondante nel rosso vermiglio, come se il pittore avesse voluto che fossimo testimoni del suo apprendimento. La decapitazione diventa metafora della perdita di vita dovuta all'atto pittorico. Il ritratto interrompe lo scorrere del tempo che causa la trasformazione del volto e ne congela l'espressività.
Paradossalmente, è proprio quando perde la mimica che il volto si fissa in una immagine della sua individualità. Il prezzo che si paga è che il volto diventa una maschera che non assomiglia più ad un essere vivente.

 


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