Articoli di Emanuela Silvestri

Tratto da NelFuturo.com (nell'immagine: Pietro Longhi – Ritratto di famiglia - 1752)

O come vi sta comodo, l'uomo che vi si adagia.
Giovanni Pascoli

Chiacchierare, leggere, fare un sonnellino, guardare la televisione, e anche non fare nulla o sognare, lavorare a maglia, sorseggiare un tè o un caffè. Non potrei rinunciare alla Poltrona, elemento d'arredo dispensatrice di comfort. Sedersi in Poltrona è un piccolo rito, è l'unico arredo su cui ci è permesso oziare intelligentemente.

pietro longhi ritratto di famiglia

Bertrand Russel in un saggio "In favore dell'ozio", scrive: "... bisogna ammettere che il saggio uso dell'ozio è un prodotto della civiltà e dell'educazione". Questa affermazione contraddice la frase fatta, che fin dall'infanzia ci sentiamo ripetere, che l'ozio è il padre di tutti i vizi. Liberiamocene, se non altro perché è piuttosto improbabile che si possa fare cultura correndo, sciando o, che so, stirando. E' più credibile che ci si dedichi all'arricchimento spirituale sprofondati in poltrona, cosa che, agli intransigenti e ai poveri di spirito può essere confusa con l'ozio.

Si deve riconoscere che c'è ozio e ozio. Esiste quello inutile, chiamato accidia, ed esiste quello intelligente e produttivo. Io opterei per il secondo: non vedo valide alternative allo stare comodamente seduti in Poltrona. C'è chi si siede e basta, c'è chi si siede pregustando i messaggi che la Poltrona può trasmettere. Per esempio, ci sollecita l'immaginazione e l'inventiva, non solo il rilassamento fisico. Ci sono cose che riescono meglio seduti e rilassati in Poltrona. In questo periodo post Natale, lo stare sprofondati diventa piacevolissimo: meglio vicino ad un fuoco, o con delle candele accese, leggendo o ascoltando musica, conversando con gli amici, con a portata di mano una fumante tisana.

Ho constatato che la Poltrona sviluppa il suo fascino nelle ore che vanno dal tramonto in poi; con l'attenuarsi della luce si compie la magia fatta di tante piccole adorabili sensazioni. Sera e Poltrona, oscurità e tregua. E' un invito a conciliare la posizione eretta e quella sdraiata, una posizione intermedia che allevia le fatiche quotidiane prima, e graduale invito al riposo della notte poi.

Se intelligentemente usata, è difficile che la Poltrona ci porti verso cattivi pensieri, irritazione o nervosismo. Nei romanzi il nervoso si agita sulla sedia, difficilmente in una comoda Poltrona, anche perché sedersi sul suo fondo è cosa piacevole e facile, alzarsi invece presuppone un certo sforzo dell'inquieto protagonista. La Poltrona vuole che chi la usa sia calmo e contento. Sedervisi concilia il sonno, e si accoppia con le cose buone della vita. Insomma, è un mobile dal buon carattere. Non sprizzano forse di allegria e simpatia i personaggi ritratti nei quadri di Pietro Longhi? Intenti in placide conversazioni, sorbendo tè o cioccolata? Celebrano la settecentesca joie de vivre, seduti in Poltrona. E gli Impressionisti? Dipingono poltroncine in giunco o vimini su terrazze piene di vento e di luce. I Macchiaioli sotto pergolati delle case di campagna.

E che dire degli scrittori? Alberto Savinio, per citarne uno, nei suoi racconti ci descrive affascinanti Poltrone, allusive, antropomorfe, curiose, perché rappresentano i personaggi che vi si sedettero.

C'è la Poltrona "...altera e stretta alla vita come una dama col busto, ai piedi della quale, simile a un bambino ai piedi della madre, sta lo sgabellino dello zio".


Commento di Clara Schilirò

Finire l'anno a Milano per fare scorta di coccole, di dolci, di nostalgie, di abbracci di parenti e amici, di calore e colore, andare a sorridere a teatro con i “Legnanesi”e poi il primo gennaio, dopo grandi abbuffate con cui ho conquistato tre chili, tornare a Pisa. Sono stati una bella fine e un buon inizio d’anno. Girare per il centro di Milano; scorgere i merli del Castello e ammirare le bianche guglie del Duomo che difendono l’oro che veste Maria; percorrere la splendida galleria con la sua cupola blu, ingioiellata di luci, che sovrasta l’albero di Natal-Swarovski che “riflette”pensoso e pesante; guardare stupita le vetrine firmate, le cui scritte insultano gli occhi, specchiarsi nei marmi dei pavimenti geometrici, lucidati dai passi di chi cerca fortuna nella città dell’Expo, anzi della grande “melagrana”dai chicchi fecondi; tuffarsi nella piazza dove Leonardo è incappucciato per il restauro, mentre un’onda lunghissima di persone si snoda verso Palazzo Marino per ammirare la Madonna di Raffaello; “sentire” o immaginare il "Va, pensiero" e vedere Roberto Bolle che Schiaccia-noci sul palco del Teatro della Scala (un pensiero si affaccia alla mente e mi suggerisce di mettermi in coda per riuscire ad acquistare i biglietti ad ingresso ridotto e godere della bellezza di quel luogo, ma l’idea vola via veloce “sull'ali dorate” anche se sarebbe un bel regalo da farmi e da fare a mia madre) e infine visitare per l’ennesima volta la raccolta di quadri della fondazione Cariplo e rincontrare l'arte lombarda e contemporanea. Milano, come sempre brilla di magia e di contraddizioni, ma io l’adoro e questo è il mio abbraccio a Milano, la città che mi ha visto nascere e crescere in cui ci sono distesi molti miei affetti e tanti ”io ero e io sarò”. Leggo lo scritto di Emanuela sull’utilità del tempo speso in poltrona ad oziare e allora si scatenano impressioni, pensieri e ricordi: tra questi " Il ritratto della Signora Virginia" e "Tre donne" di Umberto Boccioni, è qui che ritrovo la bellezza delle donne e naturalmente anche degli uomini, delle persone dunque, che oziano sulla poltrona; molti leggono, fumano la pipa, ricamano, si scaldano vicino al camino e sognano ad occhi aperti, qualcuno la usa anche per giocare con la playstation e svuotare la mente, ma sempre di ozio si tratta. L'importante è che sia benefico e creativo, per questo è oziando sul mio divano che ho iniziato l’anno. Stamattina 2 gennaio 2015 inizio la giornata realizzando il primo proposito per l’anno nuovo: passeggiare almeno un’ora al giorno per disintossicarmi dallo stress, dall’inutile grasso e dalla dannosa chiusura dell’anima. Meta: La Verruca che si affaccia sulla “Val Graziosa” e sulla sua Certosa, a passo lento in compagnia del mio “cuore” Claudio, saliamo dove il sentiero si inerpica tra pini, agrifogli dai rossi frutti e ginestre fiorite, nonostante qualche rivolo di ghiaccio tra pozzanghere di fango. il sole è gentile, l’aria frizzante. Non uso la poltrona, ma preferisco stare semi sdraiata sul mio adorato divano colore del bosco che, oltre al morbido muschio, ha molti pregi. Oggi pomeriggio così, accoccolata tra le sue calde braccia, ho letto qualche pagina di "Ciò che inferno non è" di Alessandro D'Avenia, che mi sono regalata per Natale; ho ammirato il cielo racchiuso tra il cortile d’onore e l’assolata facciata della Certosa che ha per orecchie due orologi che hanno fermato il tempo, ho guardato le mie foto con gli abbracci vecchi e nuovi che ho collezionato in sei mesi; ho scritto al computer, mi sono informata su giornali on-line e su FB,ho curiosato sul web, ho sgranocchiato qualcosa, bevuto il tè, guardato la TV, ascoltato musica, chiacchierato al telefono; insomma il divano-poltrona mi aiuta a restare in con-tatto con me stessa e con l’intero universo e mi fa immergere in una fantastica nuvola di bellissimi sogni ad occhi aperti. Sì, il mio divano è una postazione strategica per volare all'avventura in giro per il mondo come Jules Verne. Oggi ho portato sul mio divano anche il ricordo dei profumi e dei colori del monte pisano che ho percorso fino alla "Verruca" e gli infiniti spazi che si godono dalle feritoie della Rocca. La Bellezza spicca improvvisamente e può travolgerti intensamente, anche attraverso "ferite" che si aprono tra le torri e il mio sguardo. Ho portato lassù con fatica il mio zaino di venti chili di sovrappeso e come una spirale di vento mi sono girati intorno paesaggi meravigliosi e di queste immensità così suggestive è stato toccato il grande Leonardo. Mi hanno travolto queste impressioni, questi profumi, queste emozioni, così intensi che sfrecciano oltre lo spazio dell’azzurro del mare e del cielo, tra la Gorgona, Piazza dei Miracoli, il verde monte che nasconde Lucca e le rocce color grigio-ocra di questa rocca, attraverso la quale la gigliata Firenze ha conquistato Pisa, città in cui adesso vivo e che amo perché racchiude in uno scrigno i miei affetti più cari e la grande Bellezza tanto sognata nel mio progetto di vita che mi fa dire oggi: “io sono e io sarò ancora migliore, ogni giorno di più,in ogni luogo sarò come una ginestra”.

Clara Schilirò


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Se un paragone deve essere fatto, la Poltrona è più casta del Divano, che, tendenzialmente è peccaminoso.
La sua ampiezza non depone a favore della sua serietà. La letteratura ci narra questo, e forse anche l'esperienza. Vi si attuano nascosti sfioramenti di polpastrelli innamorati, sottratti al controllo di eventuali presenti dai morbidi cuscini. Da qui il passo verso raptus amorosi è breve, soprattutto se si è rimasti soli nella stanza.
La Poltrona invece è per sua natura individualista, tutt'al più può concedere un amichevole contatto con chi è appoggiato al suo bracciolo. E poi, sempre per parlare del Divano, l'usarlo in tre può diventare delittuoso Se i due seduti all' angolo possono appoggiare il braccio, il terzo ha la mia comprensione: è seduto nel mezzo,con le ginocchia serrate, in dubbio se appoggiare la schiena, al fine di non ostacolare la conversazione da cui egli è escluso, forse a causa della sua tormentosa incertezza!

P.S. Con Clara Schilirò, che ama il Divano e ne fa buon uso


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