Articoli di Emanuela Silvestri

Tratto da NelFuturo.com

“Considerate come riparo, le foreste impediscono che i raggi del Sole giungano a terra, e conseguentemente impediscono anche un aumento di temperatura che cagionerebbe un maggior grado di evaporazione (…). La temperatura media di una terra disboscata sembra essere nei Tropici circa un grado centigrado superiore a quella delle foreste (…). Vi sono regioni ove l’azione delle cause poste in atto dall’uomo ha ridotto la faccia della Terra a un grado di desolazione quasi tanto grande quanto quella della Luna”.

Dire di più, nel 1864, non era possibile. Questo scriveva Gorge Perkins Marsh, ambasciatore americano innamorato dell’Italia, dove visse dal 1861 al 1882, in Man and Nature, con allarme di estrema attualità sugli squilibri ambientali. Una analisi dettagliata e pignola, cogliendo la necessità di affrontare la questione ecologica su cui poggia la sicurezza collettiva. Individuò una delle due cause del cambiamento climatico: la deforestazione. Non poteva a quei tempi vedere l’altro elemento: l’uso dei combustibili fossili che costituisce la fonte principale dei gas serra.

Si continua oggi a discutere, a distanza di un secolo e mezzo, alla necessità di una migliore gestione del territorio e delle sue risorse.

È stato Marsh, che non abbandonò più l’Italia, fino alla morte, a cominciare la stesura della prima legge forestale. Una lezione la sua, che oggi, a giudicare dallo stato di abbandono di buona parte del territorio, appare lontana.

Tempo fa Trump ha sostenuto che il cambiamento climatico “sarebbe una stronzata” inventata dai Cinesi per danneggiare l’industria americana.  In questi giorni, dal prato della Casa Bianca ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima, definendolo negativo per gli stati Uniti. Quegli Stati Uniti che sono al secondo posto per la responsabilità di emissioni di gas serra.

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