Articoli di Emanuela Silvestri

Tratto dal NelFuturo.com

Molto spesso osservando un’opera d’arte siamo influenzati dalla storia, dagli aneddoti, dalle didascalie. Non sfruttiamo tutto il potenziale di un dipinto, di una scultura o di un’opera di architettura. In questo modo perdiamo le emozioni. Certo, conoscere ad esempio le ragioni che hanno portato alla realizzazione di un’opera d’arte è importante, ma bisogna aggiungere a questo approccio anche un’altra maniera di guardare, indirizzata verso le emozioni.

mazzo di asparagi

Allora azzardo un sogno: una National Gallery, Slider Image 1un Louvre, un Prado non divisi per correnti artistiche, epoche storiche, ma per turbamenti interiori, emozioni. Ci sarà una galleria della sofferenza, una sala dell’amore, una della guerra, una della pietà… con opere a tema, per suscitare una reazione in chi le guarda. Questo perché l’arte diventi uno strumento della conoscenza di sé, e perché no, di speranza.

L’arte si trasforma in terapia, forma di educazione e di rispetto del bello, l’arte che restituisce il senso della bellezza, per renderla utile e quotidiana nelle nostre vite. L’arte che ci cambia in meglio, che ci aiuta a considerare la bruttezza come un danno: la bruttezza non ci deve lasciare indifferenti, dobbiamo escluderla e trasformarla, se possibile. Questo è anche il compito dell’arte. Su questo punto credo che tutti, anche gli storici dell’arte, non possono che essere d’accordo.

Riporto un esempio curioso, a proposito di arte come intervento terapeutico. Chissà cosa avrebbe pensato Edward Manet se avesse saputo che un giorno il suo quadro Mazzo di Asparagi, dipinto nel 1880, sarebbe stato usato per curare una relazione amorosa diventata monotona ed abitudinaria ! Contemplando un’opera d’arte possiamo fare qualcosa per curare il nostro spirito, il nostro malessere. Secondo quanto ho letto in un testo sulla terapia dell’arte, gli Asparagi di Manet ci sarebbero di aiuto per scoprire il bello anche in un oggetto banale presente in cucina, come gli asparagi, o le mele di Cezanne, per esempio. La routine, la quotidianità della cucina acquisterebbero più valore, nella semplicità del dipinto riconosceremo un capolavoro, la semplicità lo rende un capolavoro. In questo modo veniamo a negare l’arte, per l’arte. Appunto, perché l’arte ha uno scopo


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