Articoli di Emanuela Silvestri

Tratto da NelFuturo.com

 Il sublime.

"Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del sublime, è ciò che produce la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire".

Questo scriveva nel suo saggio sull'origine delle nostre idee del sublime e del bello, Edmund Burke, inglese-irlandese. Era alla natura che si riferiva, incommensurabile nella sua grandiosità e vastità, temibile e potente, capace di annientare l'uomo. In antitesi con il bello, fondato sulla proporzione e sulla gradevole armonia. Il sublime scaturiva anche dall'assistere a distanza, e quindi con tranquillità, a una scena terrificante operata dalla natura, come ad esempio l'eruzione di un vulcano. La sublimità, come nozione estetica, fu al centro di dibattiti soprattutto nel XVIII secolo: dal concetto di emozione profonda, sbigottimento e terrore, si giunse anche ad adottare il termine per indicare l'efficacia della rappresentazione di un'opera d'arte. Scrisse Jacques-Louis David: " non è solo con l'incantare gli occhi che le grandi opere d'arte raggiungono il loro fine; lo raggiungono col penetrare nell'animo, con l'operare sullo spirito un'impressione profonda vicina alla realtà. L'artista deve perciò studiare tutte le molle del cuore umano".

Il concetto di sublime entra profondamente nelle passioni e nella mentalità romantica, insieme al rapporto fra anima e natura, tra pittura ed esperienza interiore, ereditati dal Settecento, e alla convinzione che l'arte poteva essere veicolo di sensazioni sublimi.

L'antitesi fra bello e sublime viene a cessare con uno dei più grandi paesaggisti dell'Ottocento, Caspar David Friedrich. Si riduce ad un unico concetto: " Devi tendere al sublime e al magnifico se vuoi giungere al bello".

caspar david friedrich paesaggioPer questo artista il sublime non scaturisce da una natura ostile ed affascinante, dai cataclismi che trascinano nella loro furia uomini e cose, ma nell'intima compenetrazione dell'uomo con la natura, dalla capacità di misurarsi con la sua grandezza infinita, avendo coscienza della limitatezza dell' individuo. Rappresenta così la vastità degli spazi, il senso dell'infinito con lo sguardo dell'uomo all'orizzonte: questo significava per Friedrich avvertire il sublime, ciò che è assolutamente grande, direbbe Immanuel Kant. Kant portava l'esempio di fenomeni naturali come gli uragani, le tempeste nell'oceano, che lasciano dietro di sé devastazioni che rendono l'uomo insignificante e impotente davanti a tali forze. In Friedrich invece il sublime raramente si identifica con spettacoli disastrosi, bensì sovrappone il senso del divino che l'individuo può percepire ascoltando il proprio spirito. Nei suoi paesaggi il pittore ne penetra la vastità, rilevandone la silenziosa  sacralità.
L'immagine del cataclisma fu espressione dominante del sublime in Francia ed in Inghilterra. In Italia solo in campo letterario il tema emerge con Leopardi.
William Turner, nel Regno Unito,  rappresentò i vertici più affascinanti della pittura del sublime. Paurose tempeste che travolgono tutto ciò che incontrano sono tema ricorrente in lui.
In Francia, Girodet ci offre straordinari esempi di sublime con la narrazione di naufragi attinti da drammatici fatti di cronaca.
Proprio in questi giorni esce un film che ci racconta Turner e, forse, ci avvicina al sublime.

Nell'iimagine: Caspar David Friedrich - Paesaggio serale con due uomini - 1830


Commenti   

# Norberto Gavioli 2015-02-05 14:25
Grazie Emanuela per questo interessante articolo.
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