Laura Fallarini

Se si accetta l’opinione ampiamente condivisa secondo la quale nell’opera pittorica surrealista
 si trova almeno una traccia dell’inconscio dell’artista che l’ha realizzata, un’ipotesi interpretativa
 dei dipinti di Emanuela Silvestri rimanda, per certi aspetti, al "doloroso amore della vita" espresso in versi da Saba.


Sembra infatti che il desiderio di vivere – nonostante tutto – erompa e si manifesti appieno,
 come nelle tele dei fauves, nel colore acceso fortemente espressivo dell’io interiore, nell’esplosione del rosso
 e del rosa su fondo nero, nell’eleganza dell’abito appeso ad una gruccia,
 in attesa di essere indossato, 
nell’accuratezza della raffigurazione, non impressionistica, di elementi del mondo naturale 
(una farfalla, un’ape prigioniera, una conchiglia). Anche in "Ape regina" risalta l’intensità del rosso della tenda pesante trattenuta
 da un sottile filo d’oro con perle bianche, a simboleggiare quasi l’osmosi tra passionalità e purezza. La negatività, sebbene percepibile, è tuttavia relegata negli sfondi cupi e vinta 
dalle macchie vistose di tinte calde che esprimono la vitalità e positività 
evidenti inoltre in "Voluttà", dove il sobrio vestito giallo e le scarpe raffinate coi tacchi alti – in un’atmosfera rarefatta,
 di silenzio e sospesa immobilità – rappresentano gli oggetti-simbolo di una femminilità discreta,
 non ostentata, di quella cura di sé in cui si evidenziano dedizione alla bellezza e classica ricerca di armonia.
 A lenire la sofferenza della condizione umana, suggerita dall’incompiutezza dell’insieme,
 dalla sensazione ovattata di assenza, di attesa (di ciò che forse non verrà?…)
 pare delegato il camaleonte rosso, dipinto nello stesso quadro, che, sempre disponibile al mutamento e all’adattamento, 
viene assunto qui non come immagine di volubilità, bensì di tenacia flessibile,
 di apertura al nuovo e all’evasione e di accettazione del limite. Particolari e soggetti evocanti il mondo al di là del reale (in "Sedia meditativa", ad esempio, 
la sedia grigia, ostacolo all’apertura della portafinestra che incornicia un cielo azzurro, 
sereno come alcuni misteriosi o ingannevoli cieli di Magritte), accostamenti inusitati, tutto concorre, con grazia e leggerezza,
 ad insinuare nell’osservatore il desiderio o la nostalgia di un "altrove" migliore, 
luogo di approdo al termine di un viaggio metaforico. 
Con "Forza e levità" (forse solo apparente è l’ossimoro) Emanuela Silvestri tende artisticamente 
a mitigare inquietudini, a ricomporre lacerazioni, a ridurre ad unità frammenti di vita, vissuta o sognata, 
offrendoci una testimonianza – oggi tanto preziosa – di equilibrio formale e sostanziale.

Torna a Opere

 


Note critiche e commenti

Laura Fallarini

Se si accetta l’opinione ampiamente condivisa secondo la quale nell’opera pittorica surrealista
 si trova almeno una traccia dell’inconscio dell’artista che l’ha realizzata, un’ipotesi interpretativa
 dei dipinti di Emanuela Silvestri rimanda, per certi aspetti, al "doloroso amore della vita" espresso in versi da Saba.


Leggi tutto...

Ketty Magni

Cara Emanuela,

               ebbene sì. Sono riuscita ad accedere al sito e ho visionato le sue opere. 
Si avverte una suggestione evocativa di passionalità nei toni del rosso,
 perfettamente interpretati. 


Leggi tutto...